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Il marciapiede degli artisti a Venezia. |
L'esperienza più bella fatta a venezia.
È l'incontro col pittore che espone i suoi quadri che ci ha raccontato l'essenza della Venezia attuale.
È uno dei pittori che espone i suoi quadri sul marciapiede che fiancheggia il mare e porta all'apertura della piazza S. Marco sotto il campanile che i veneziani chiamano affettuosamente 'el parón de casa' (Il padrone di casa). Il campanile è alto 98,6 metri, è uno dei campanili più alti d'Italia, (pensare che è stato costruito dentro una ex palude), si erge isolato, in un angolo di piazza San Marco, di fronte alla basilica. L'incontro col pittore è sostanzioso, ci fa percepire cosa c'è veramente sotto la crosta imbiancata di Venezia.
Non è il classico incontro formale, ma quello occasionale, dove è lui che valuta e ritiene per qualche suo motivo sia costruttivo conversare con noi, si è fatto convinto che dando a noi parte della sua conoscenza profonda, può ricevere anche lui qualcosa, è comincia il discorso, dalla parola iniziale 'Venezia... si passa al progetto Moses poi alle navi crociere, poi alla vita di chi ci vive, una delle prime cose che espresse, fu che: 'i turisti sono invadenti e maleducati', chi ci vive deve subire l'ignoranza di chi morde e fugge, mi viene anche il sospetto che ci volesse riprendere con metafore e che l'obbiettivo fossimo noi che abbiamo innescato la necessità di un suo sfogo. Anche se così fosse, l'ha fatto con maestria, non irritandoci per nulla, un insegnamento del galateo indolore.
Eravamo sul traghetto per il Lido di Venezia, erano le dodici e noi trattavamo l'argomento pranzo, lui come uno qualunque tornava a casa, era li seduto di fronte a noi, come fosse invisibile, personalmente non lo vedevo, ma dal momento che iniziò ad esprimersi rivalutai il peso del suo dire, e lo misi a fuoco, visivamente parlando. Anche se forse non aveva venduto niente, dico forse perché la mia asserzione è solo una sensazione provata a pelle e quindi discutibile.
Aveva qualche strategia, perché teneva la cartella dei quadri e la valigetta dei colori e pennelli sotto il sedile di un altro scomparto, come se volesse tenerli nascosti, infatti allo sbarco al Lido, quasi se li scordava, è tornato indietro a prenderli.
Non mi è venuto di chiedergli almeno il nome, così ora lo chiamo pittore.
A venezia hanno eliminato i colombi e bloccato le grandi navi.
Piazza S. Marco ha le piastrelle pavimentali pulite, sbiancate, nessun escremento di colombo, una liberazione dalla paura di essere imbrattati, è vero che ci sono ancora i gabbiani, ma sono pochi. Sarà per via della biennale o del carnevale di febbraio, che per dare lustro alla ricorrenza le piazze e i monumenti sono stati lucidati.
Anche la perenne esalazione dell'odore di frescume delle acque dei canali è scomparsa. Quell'odore particolare che i veneti chiamano 'freschìn'.
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Il carnevale di Venezia è un peperoncino, ma le maschere stridono con la vera Venezia. |
Anche le grandi navi da crociere sono state bloccate, effettivamente queste grandi navi si facevano lustro a passare davanti alla piazza San Marco, anche se pagavano, ma era poca cosa in confronto al blasone che ricevevano, la perdita la subiva Venezia come città. Per quanto riguarda il numero dei visitatori non sono diminuiti i croceristi sono stati sostituiti alla grande dagli arrivi di un nuvolo di treni provenienti a 180 gradi ogni mezz'ora. I treni sono il mezzo più comodo, il più economico per arrivare in centro, insomma, il metodo migliore per sbarcare nel centro. Una volta sceso puoi prendere il biglietto giornaliero di 25 € e sarai libero di salire e viaggiare su ogni traghetto in ogni direzione per tutto il giorno.
Le gondole con le coppie dalle maschere colorate del carnevale fanno un contrasto elevato col grigiore della città.
Ricordo l'ingesso in uno dei caffè del porticato della piazza del campanile, la cioccolata calda al banco la puoi consumare per 5 €, seduti al tavolino 15, ma se entri in un piccolo porticato laterale, la cioccolata a tavolino si riduce a 5 €, non hai la vista della Basilica, la camera del caffè è ristretta, e i tavolini sono addossati, in compenso sei servito da una truppa di inservienti multietnici, cinese, nigeriano, marocchino, iraniano e due nostrani, sei camerieri per una cioccolata liquida, il settimo è il supervisore alto e magro che appariva ogni tanto, era vestito da veneziano, con l'accento siciliano. Un'esperienza che ha inciso la mia memoria, perché la ricordo e l'ho scritta.
Anche la macchina fotografica del cellulare funzionava a meraviglia, la luce del sole e ombra della giornata variabile risaltava i colori dei monumenti e della gente con maggior nitidezza.
Venezia da a tutti il bagno di folla, provi la sensazione di un mondo unito senza razzismo ne divisioni si è tutti li e si è tutti uguali, gomitate e scuse sono continue. Venezia unisce le genti, come molte altre città d'arte, accorpano i turisti in un solo popolo, curioso, gentile, allegro, spendaccione, con la mente sgombra da pensieri di odio, rivalità e vandalismi, (i vandali non sono turisti).
Si riparte col treno, perfettamente in orario, pulito, con seduta disponibile, cominci a richiamare alla mente l'esperienza positiva delle primizie viste, (il resto sarà per un'altra volta), quattro ore di registrazione mentali e coi dispositivi, che rivedrai molte volte e ricorderai in futuro, lasci Venezia soddisfatto e più ricco.
Non faccio pubblicità a Venezia, non ne ha bisogno, ma ho raccontato un pò della mia mezza giornata turistica a una città unica.
Mi è andata bene non ho percepito il disagio del turismo di massa. È una cosa brutta costringere il turista povero a rinunciare anche solo a guardare le bellezze, introducendo la disposizione 'del numero chiuso' sarebbe come rinunciare all'impianto di denti, solo i ricchi lo possono fare. Ditemi voi se non è un pò discriminatorio bloccare anche il solo guardare, impedendone l'ingresso se c'è ancora spazio. È comunque necessaria una programmazione, un minimo costo per tutti spalmato nei dodici mesi.
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