VIAGGIO COI PARROCCHIANI DI TREISO-CAPPELLETTO A STRESA

VIAGGIO COI PARROCCHIANI DI TREISO-CAPPELLETTO A STRESA

 

Gita parrocchiale in pullman del 1951


Una gita che mi impressionò.

Il mio primo viaggio.

Io di sei anni, occhi grandi con vista di dieci decimi vedevo tutto, l'ansia e il timore delle nuvole scura che spuntavano dietro il colle Cerrino a Cappelletto dove sono nato. Collina a cono distante appena 500 m da casa mia, che mi procurava paura per ciò che ci poteva essere dietro. l tuono che proveniva dalla scura nuvola che avvolgeva la cima, mi faceva correre a casa. Quando ero solo in cima al colle, col sole in fronte, sognavo il dopo, cosa c’era al di là del fondo. Mi chiedevo: 'cosa ci sarà dietro a ciò che vedo?' Con lo sguardo all'orizzonte, mi immaginavo l'ignoto, il bello che non conoscevo. Ma con l'arrivo del temporale pensavo all'uomo col sacco nero, minaccioso e mi sentivo insicuro e scendevo di corsa a casa.


In cima alla collina da cui si vede l'ex casa mia.


Alle sei del mattino, con l’alba appena iniziata, una piccola folla davanti alla chiesa produceva il chiasso esagerato di un pollaio, per l'euforia prima della partenza per la gita a Stresa. Poi uno a cui fecero seguito gli altri gridò: "arriva, sta arrivando, ecco la corriera" dopo alcune manovre dell'autista per metterla nella condizione migliore per il cario e la facile partenza, si poteva salire. Tutti ci addensammo davanti alle porte per prendere il posto più panoramico vicino al finestrino e possibilmente in avanti per evitare gli scossoni e patire di meno, a me è toccato il sedile di mezzo e centrale, quando tutti fummo sistemati fu fatto l'appello, all'esito di tutti presenti la corriera si mosse e iniziò la gita.

Panorama in continuo cambiamento, dopo due ore di viaggio, alcuni avevano esigenze fisiologiche e l'autista fermò in una piazzuola alberata, tempo dieci minuti e l'appello confermò che eravamo tutti presenti, si riparte per un'altra ora, e si vide il lago, e i traghetti, la corriera parcheggiò e scendemmo tutti. Dietro le indicazioni del sacerdote della parrocchia, ci accodammo al botteghino per acquistare il biglietto del traghetto, non scegliemmo la barca più bella, né la più veloce, ma la semplice.

Il tratto comprendeva: Arona-Isola Bella-Stresa-Arona.


Arona sul lago Maggiore

Così provai l'ebrezza della prima volta sul traghetto e sull'acqua. L'unione fa la forza, la presenza degli altri euforici, mi dava coraggio a guardare, ma non a muovermi, osservavo da un sedile posto centralmente e pensavo, 'se si rovescia la barca muoio' ad ogni dondolio della barca dovuto all'onda di un'altra barca che ci passava vicino, io mi inclinavo nel versante opposto per fare d'istinto il contrappeso. Non ebbi il terrore, ne attacchi di panico, ma paura si, e poi mi dava fastidio l'acqua nebulizzata che mi spruzzava in faccia, per via del beccheggio e del rollio, della barca contro l'acqua.

Finalmente arrivammo coi piedi sulla terra ferma dell'isola Bella, il mio pensiero era: 'c'è ancora il ritorno ', ma svanì subito vedendo il gran traffico davanti alle bancarelle di souvenir.

Poi visitammo i saloni del palazzo Borromeo seicentesco, il racconto della sua storia la espose la nostra guida, il prete Don Taliano, e poi finalmente fuori nello spazioso giardino a correre su e giù.

Ricordo bene i pavoni bianchi con una coda a ruota, con la voglia di corrergli dietro, ma erano più alti di me, al che mi trattenevo, erano così belli che non li ho mai dimenticati.


La creazione di un vero pavone è più complessa della costruzione del palazzo Borromeo.

 

“Tu sei degno, Geova, nostro Dio, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà esse esistono e sono state create!” Rivelazione 4:11

 

Dio batte l'uomo dieci a uno.

Superata la tensione del viaggio di ritorno sulla barca, risalimmo sulla corriera per casa. 

Dal vetro della corriera ho visto il lago che si allontanava, e poi più nulla, ho dormito fino a casa, mi ha svegliato mia madre, appena fummo arrivati, nuovamente davanti alla chiesa.

Nel dormiveglia, provavo la gioia che la gita fosse finita.

Oggi dopo 70 anni, mi chiedo: se non avessi fatto quella gita, non avrei potuto scriverla.

Quella gita, mi fece un grande regalo, mi tolse la paura di ciò che cera oltre l'orizzonte, mi aprì una finestra nella mente da cui potevo vedere che oltre la punta Cerrino, cerano tante, molte, cose da scoprire.

Sono ricordi infantili di paure e stupori necessari allo sviluppo mentale.

 

Chi vivrà vedrà

Amen = Così sia


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   En.. di Ab….

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